Palmanova

11.05.2017 14:46

Rivista Comune di Palmanova

UNA STELLA NEL FIRMAMENTO DEL FRIULI

Una volta tanto non è iperbolico parlare di “stella” della pianura. La pianura scarna e operosa del “vecio Friul”, l’antico Friuli: nove punte acuminate poste a tagliare la strada che dalle ripide montagne carniche piomba su Venezia in men che non si dica. Nasce così Palmanova, fortificazione avveniristica, caso unico al mondo di pianta perfettamente a stella, gioiello di guerra e d’architettura, sede delle guarnigioni che a fine Cinquecento dovevano presidiare la Serenissima dalle frequenti incursioni dell’esercito ottomano e, allo stesso tempo, proteggerla dalle mire espansionistiche degli Asburgo.

 

 

Fortezza che era anche simbolo di vittoria: per questo il suo nome iniziale fu soltanto “Palma”, il classico arbusto della festa inneggiante al trionfo contro i turchi nella battaglia navale di Lepanto. Fu uno spartiacque nella storia dell’umanità, visto che se l’Europa fosse caduta sotto gli Ottomani sarebbe cambiato il corso della storia. Spartiacque, in un certo senso, fu anche la costruzione nel 1593 di questa bellissima cittadina fortificata, a 22 anni da quel trionfo, durante la festa di Santa Giustina, che diventerà patrona della nuova città. Venezia infatti in quella fine di secolo cominciava a vivere il lento declino della sua potenza marittima e la nascita di Palmanova stava appunto a fissare il cambio di strategia, la nuova vocazione della Serenissima che si dedicava alla Terraferma. 
Così, sin dall’inizio, la vocazione militare si unì al senso artistico. Costruita sui disegni di Giulio Savorgnan, la città coniugava un prezioso susseguirsi di cerchie di fortificazione, baluardi, cortine, fossati, pivellini, porte, controporte e lunette, al ricercato gusto di proporzioni e prospettive visive. Due nature in una. Gli edifici esterni alla fortezza conservano ancora oggi i segni dell’utilizzo che ne facevano le guarnigioni, provviste di nicchie con camini, portoni torchiati, ruote dei ponti elevatori. E oggi come allora è possibile entrare in città oltrepassando le tre porte aperte lungo le mura: Porta Udine, Porta Aquileia e Porta Cividale. Tre porte monumentali che si aprono sull’unica, enorme, piazza centrale che, sulla base della proporzione matematica, ebbe forma esagonale.

 

Le strade che dalle porte conducono verso la piazza centrale, larga cento passi (provare per credere), una vera piazza d’armi, non hanno alcun ostacolo – come sarebbe stato logico in ossequio all’urbanistica militare – e dunque diventano un osservatorio privilegiato che permette una meravigliosa vista sui principali monumenti. Con il suo diametro di 173 metri (appunto cento passi) la piazza crea uno spazio di sicurezza tra gli edifici e l’area centrale, il Campo di Marte, adatta alle esercitazioni militari. Un caso unico e non comparabile con nessuna delle piazze di terraferma erette dalla repubblica di Venezia durante il suo lungo dominio anche per la presenza del pozzo e del pennone, posti al centro. Il pozzo, in pietra d'Istria fa da base al pennone e presenta pregevoli aperture a nicchia rivolte verso ognuno dei tre borghi. Poco più in là, in un angolo della piazza, l’obelisco della verginità oggetto di suggestive leggende popolari. Undici statue, poste all’inizio di ogni strada, immortalano invece i Provveditori Generali della Fortezza.
Come in passato, la vita cittadina è concentrata in piazza, vero salotto della città stellata. Piacevole è poi il passeggio lungo le cinte di mura fortificate, sulle tracce delle presenze veneziane e napoleoniche, con i musei che raccolgono le vestigia della lunga storia militare vissuta da Palmanova. Una città che negli anni ha saputo trasformare il proprio volto passando dalla vocazione militare, superata dagli eventi, a città–emporio. E perfino meta turistica - un interessantissimo itinerario per spezzare il viaggio verso la Mitteleuropea - senza aver mai voluto stravolgere le proprie caratteristiche urbanistiche e culturali, che ne fanno una città unica al mondo.