Provincia di Udine

11.05.2017 14:55

Rivista Provincia Di Udine

CASTELLI PATRIARCALI TRA FRIULI E SLOVENIA

Non molti sanno che tra il Friuli e la Slovenia spiccano, in un panorama ricco di fascino, numerosi castelli medioevali.
Questa zona, così ricca dal punto di vista storico-culturale, ha molto da offrire ad un turista curioso di scoprire itinerari inconsueti, ma fino ad ora è stata scarsamente valorizzata e pubblicizzata.

La ristrutturazione del Borgo di Bacis e la promozione di percorsi tra i castelli 
Per colmare questa lacuna la Provincia di Udine ha studiato un progetto, finanziato dalla comunità europea, che ha visto in una prima fase la ristrutturazione di parte dell’Antico Borgo di Biacis in Comune di Pulfero, e in una seconda la promozione turistica del territorio e dei percorsi naturalistici individuati per raggiungere i castelli patriarcali, che da quello di Cergneu (Nimis) vanno fino a Gronumbergo (Cividale del Friuli).

 

 

Una zona strategica per la difesa dalle invasioni

Il territorio che va dalle Valli del Torre alle Valli del Natisone è conosciuta fin dall'antichità come zona di confine caratterizzata da articolati sistemi difensivi. Ben prima del Medioevo quindi questa area ha fatto della difesa verso il nemico lo scopo principale dei suoi insediamenti: la storia insegna che le Valli sono un ideale varco d'accesso per le scorrerie barbariche.
In epoca romana si intuì la valenza strategica della vallata per la facilità con la quale potenziali invasori ne percorrevano le tratte: il territorio solcato dal Natisone è sempre stato di grande importanza sia strategica che commerciale, perché attraverso di esso si aveva accesso immediato al castrum romano di Forum Iulii, l’odierna Cividale.

 

Un viaggio nella macchina del tempo

Nell’antico Borgo di Barcis si può viaggiare a ritroso nel tempo: la Provincia ha ristrutturato alcuni edifici riproducendo fedelmente, in una parte di questi, una locanda medievale, con una particolare attenzione agli arredi ed alle strutture originarie ricostruite secondo la tradizione locale della metà del Quattrocento.
Tale recupero consentirà di accogliere, in futuro, un turista attento agli aspetti rurali, naturalistici e storici del suo viaggio, che potrà effettuare, volendo, anche a cavallo. 
Sarà possibile alloggiare in ambienti moderni e confortevoli oppure rivivere uno spaccato di medioevo nelle stanze che riproducono perfettamente una locanda tipica dell’epoca medievale. La gola troverà soddisfazione in uno spazio destinato alla vendita e degustazione di prodotti eno-gastronomici.
Una piccola mostra permanente allestita nella struttura farà conoscere le caratteristiche della produzione tessile friulana, chiamata “a capi blavi” : pannelli esplicativi riportano alla memoria manufatti di colore bianco e azzurro realizzati in cotone o lino con bande decorate. 

Gli itinerari delle vallate da scoprire soprattutto a cavallo
La seconda fase del progetto, ha riguardato invece l’individuazione di particolari percorsi in grado di collegare le vallate del territorio: queste zone suggestive e di forte impatto visivo, offrono maneggi e agriturismi già attrezzati per la ricezione equituristica ed in grado di fornire un valido punto di sosta e ristoro agli ospiti.
Si collegheranno in tal modo, idealmente, i castelli patriarcali con 4 percorsi naturalistici (circa 120 km percorribili anche a cavallo). Gli itinerari si snodano per la maggior parte su strade sterrate e sentieri inerbati che consentono anche cadenze a cavallo sostenute; il tracciato è caratterizzato da basse pendenze e di facile accesso anche per cavalieri meno esperti, le condizioni ambientali sono ottimali in quanto permettono il transito su terreni soffici, ombreggiati con la presenza di punti di abbeveraggio.