01 Milano Il Duomo

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Visita Virtuale del Duomo

Il Museo del Duomo venne inaugurato nel 1953, ma l’idea della sua realizzazione era già nata nel penultimo decennio dell’Ottocento, dall’esigenza di non disperdere e di valorizzare tutto il materiale

non in opera sul Duomo, legato alla sua storia e alla sua costruzione, nonché dal desiderio che il Duomo di Milano avesse un proprio Museo.
L’idea aveva avuto una prima parziale attuazione, nel 1910, nelle sale al primo piano del Palazzo della Fabbrica del Duomo. Tuttavia, la difficoltà di accesso ai locali lasciava aperto il problema. Inoltre, col passare degli anni, a causa dell’arricchimento della quantità del materiale da salvaguardare, soprattutto dopo i danni inferti al Duomo dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, lo spazio era risultato assolutamente insufficiente.
Nel 1948 la Fabbrica del Duomo ottenne la concessione, da parte del Demanio di Stato, di nove sale situate al piano terreno dell’ala più antica di Palazzo Reale, già dimora visconteo-sforzesca, sistemata dall’architetto Piermarini nella seconda metà del Settecento. Si ebbe finalmente la sede idonea per ospitare ed esporre le opere da salvaguardare, la cui quantità era notevolmente aumentata dopo i danni inferti dai bombardamenti del secondo conflitto bellico.
Il Museo comprendeva circa duecento pezzi, tra cui opere di statuaria, arazzi, sbalzi, bozzetti in terracotta, materiale grafico, dipinti, modelli lignei e vetrate.
Nel 1965 un decreto del Ministero della Pubblica Istruzione riconosceva il Museo fra i quaranta grandi musei non statali d’Italia.
Il degrado di molte opere d’arte, causato dall’inquinamento atmosferico, e la disponibilità di altro materiale proveniente da magazzini della Fabbrica o dalle sacrestie del Duomo, rese ben presto necessario un maggior spazio espositivo. Negli anni che vanno dal 1974 al 1977 il Museo venne ampliato con l’aggiunta di altre dieci sale, alcune delle quali di grande prestigio architettonico, completamente riallestite e riordinate dall’architetto Ernesto Brivio, secondo un progetto storico- cronologico.

La storia delle vetrate

Quest’arte, nata nelle terre franco-germaniche sul finire del primo millennio, si diffuse a seguito della graduale riedificazione, operata dall’abate Suger, della chiesa di Saint Denis. Per consentire alla luce, simbolo e riflesso Divino, di illuminare i fedeli raccolti in chiesa con il racconto della rivelazione mediante la luce-colore delle vetrate istoriate, Suger diede vita ad un inedito schema strutturale che generò una nuova tipologia architettonica, cui si deve l’affermazione del gotico delle cattedrali nei tre secoli successivi. La riforma attuata portò alla sostituzione del muro di pietra continuo che delimitava la chiesa abbaziale con il “muro di luce”, costituito da ampi finestroni aperti tra robusti contrafforti, allineati ai piloni interni. L’arte vetraria si sviluppò quindi nei tre secoli successivi fino ai trionfi di Chartres, di Notre Dame e della Sainte Chapelle di Parigi e di altre importanti cattedrali francesi, diffondendosi lungo il Reno. Attraverso la Germania e la Svizzera la vetrata istoriata giunse in Italia nel XIII secolo e in Lombardia solo alla fine del XIV sec.
La catechesi nelle cattedrali gotiche oltre alla predicazione, era affidata all’apparato scultoreo e, soprattutto, all’arte della vetrata istoriata, che andava a sostituire la funzione della pittura murale. Le vetrate divennero uno strumento ideale per la pastorale, per trasmettere ai fedeli i temi principali della Rivelazione cristiana e i suoi principi teologici e i modelli di vita rappresentati dalle storie della Vergine e dei Santi. La vetrata istoriata cioè che racconta una storia, grazie alla sua facilità di lettura, al fascino e all’illuminazione dei colori, diventò dunque una vera e propria Biblia Pauperum.